blog di Antonio De Napoli

Archive for the ‘non del mondo’ Category

Pasqua 2017

In nel mondo, non del mondo on 18 aprile 2017 at 15:07

Riprendo a scrivere su questo “blog” (ci vuole coraggio a chiamarlo blog, io ne ho!)  un pensiero che non mi abbandona da domenica mattina. Credo che la Pasqua riporti l’uomo su alcune domande niente male. O meglio: a me, questa Pasqua, ha riportato a tormentarmi su queste domande. Siamo pronti a morire per un’altro, che magari non conosciamo? Siamo pronti a perdonare anche chi ci ha tradito? Siamo pronti ad amare, a ricominciare, anche se attorno a noi c’è la disperazione e la delusione?

E come dice un amico: non c’è Croce, senza Resurrezione.

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A proposito di Gerhard Ludwig Muller

In non del mondo on 7 luglio 2012 at 08:46

Con la nomina del vescovo Gerhard Ludwig Muller a Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, tornano di grande attualità le tesi di padre Gustavo Gutierrez, il prete peruviano che ha cambiato la storia del cattolicesimo in LatinoAmerica. La mia tesi triennale era proprio sulle conseguenze politiche che la teologia della liberazione assumeva negli scritti di Gustavo Gutierrez. Di seguito alcune mie considerazioni riportate nelle conclusioni dell’elaborato, concluso a febbraio 2007. 

 Nel luglio 2005 stavo manifestando la mia intenzione di lavorare ad un tema come questo per l’elaborato finale della laurea triennale ad un gruppo di statunitensi. Fra questi vi era anche un sacerdote, che esclamò in riferimento a Gutierrez: ”Is he still alive?”. Questo presunto sarcasmo mi colpì: per chi vede una dimensione politica nei gesti quotidiani, fu un motivo in più per perseguire nella convinzione di svolgere questo lavoro, che a distanza di circa due anni, vede il suo termine. Parlare, e scrivere, di teologia della liberazione non è semplice. Si fanno spesso i conti con atteggiamenti che denotano pregiudizi, il più delle volte infondati. Non crediamo che si debba essere marxisti per poter approfondire questo tema. Purtroppo, oggi la TdL sembrerebbe essere esclusiva di una sinistra a cui piace definirsi cattocomunista, termine utile solo a quel giornalismo che necessita di “accollare” etichette a personaggi non allineati o, più semplicemente, scomodi. (…) raramente un movimento teologico ha inciso nella società in modo così esteso e profondo, suscitando, in pochi decenni, tante passioni. Ha preoccupato capi di stato e organizzazioni mondiali, ha interessato l’opinione pubblica mondiale e stimolato risposte da centri religiosi e politici diversi. (…)Rimangono però dei meriti indiscussi, di cui abbiamo già parlato ma che riportiamo in estrema sintesi in queste ultimissime pagine.

Non siamo d’accordo con chi accusa Gutierrez di non aver salvato il pluralismo politico dei cristiani. È vero che la opzione socialista è stata la scelta più sostenuta, ma non si può imputare a Gutierrez l’accusa di volere tutti i cristiani socialisti. “Non è possibile ricavare direttamente dal Vangelo una via politica unica per i cristiani”. Al tempo stesso dire che il nostro autore ricorre al marxismo solo nell’analisi della realtà sociale e economica, nella misura in cui elementi dell’analisi marxista entravano nelle scienze sociali, è limitativo. Se si fosse d’accordo con questa ipotesi, il concetto di peccato sociale non avrebbe condotto ad un così forte conflitto sociale o, peggio ancora, alla lotta di classe. Nessun dubbio, invece, sul fatto che la prospettiva politica era e rimane lo schieramento con gli ultimi, i poveri, i nameless; il fatto che questa scelta derivi da un attento radicalismo biblico è di importanza primaria per chi fa teologia, ma non cambia il valore assegnato da chi osserva la polis dall’esterno, analizzando solo le conseguenze politiche. Permangono, appunto, alcune questioni politiche che Gutierrez ha, consapevolmente o meno, posto a credenti e non credenti, politici e non. La obra de Gustavo Gutierrez ha trapasado las fronteras de America Latina y constituie ya un aporte a la cultura universal, en especial a la preocupacion que la humanidad debe tener por la suerte de los pobres del mundo. Su labor intelectual ha contribuido tambien a una mayor comprension de la fe cristiana para el mundo creyente y no creyente” .Senza ombra di dubbio, ciò è giusto. La TdL può essere condivisa o meno, può suscitare interessi o essere completamente rigettata a causa della sua tentata mediazione fra marxismo e cristianesimo. Può essere considerata una riflessione interna a pochi gruppi di preti marxisti o essere strumentalizzata sia a destra che a sinistra per dimostrare le proprie argomentazioni. Sono tante le interpretazioni a riguardo. Ma certamente non può essere ignorata(…)  Da una parte, sono state giuste e legittime le condanne della Chiesa. Dall’altra, non si può negare l’incredibile dibattito politico che la TdL ha generato. Il dato è assolutamente rilevante: Gutierrez, con la sua opera sistematica (che rappresenta la letteratura primaria di questo lavoro) non solo ha animato il più importante dibattito post-conciliare della Chiesa cattolica in America latina. Egli ha generato una “onda lunga” di cui l’America latina ancora sente il riflusso(…)

Abbiamo visto, dunque, come il movimento della TdL sia stato un modello teorico di interpretazione in America latina, interno ed esterno alla chiesa, che ha direttamente ispirato alcune realtà politiche. Nella premessa dicevamo che questo lavoro intendeva “capire, senza pregiudizi politici o religiosi, quale è stato il compito della TdL e quali margini ha ancora per agire.” (..) A fine lavoro, vogliamo però esprimere una considerazione: la convinzione che il messaggio della TdL è basicamente un messaggio di Speranza, nell’accezione cristiana e politica del termine.

 Su Muller invece vi invito a guardare questi due link

(ancora)unaltroblog

In blog, non del mondo on 3 giugno 2012 at 22:11

Silvia Sciorilli Borrelli non solo scrive per il Sole24Ore ma ha anche un blog niente male.

In particolare, l’articolo “Chi è che ci spreca?” merita di essere letto.

E dato che ci siete fatevi un giro anche sull‘intervista al sottoscritto.

Cattolici e cattolici

In non del mondo on 2 ottobre 2011 at 15:07

Recentemente ho contribuito con un articolo ad una interessante pubblicazione voluta da Paola Binetti. Il tema è l’impegno dei credenti in politica.

Sul sito www.paolabinetti.it è possibile scaricare l’intero volumetto.

Oltre Paola Binetti, vi hanno contribuito Rocco Buttiglione, Simone Budini, Raffaele Bonanni, S.E. Gianpaolo Crepaldi, S.E. Mariano Crociata, Paolo Maria Floris, Fabio Mazzocchio, Martino Merigo, Francesco Nicotri, Savizo Pezzotta, S.E. Mario Toso, Claudio Vasale.

 

Maria non parla spagnolo.Chevron nemmeno

In non del mondo on 25 febbraio 2011 at 22:35

25 febbraio 2011 – “Anche se neppure tutto il denaro del mondo può pagare la perdita delle vite umane e i danni irreparabili dell’ecosistema, la cosa più importante ora è dimostrare al paese e al mondo intero che non bisogna arrendersi e che è possibile ottenere giustizia anche contro un gigante come Chevron”. È il commento di Luis Yanza e Pablo Fijardo, avvocati delle popolazioni indigene che hanno accusato il colosso petrolifero di aver rovinato le loro vite e i loro territori, qualche mese prima della sentenza.

E la sentenza storica che le popolazioni indigene abitanti della foresta amazzonica ecuadoriana aspettavano da quasi 18 anni è finalmente arrivata. La condanna alla Chevron (ex Texaco) multinazionale statunitense del petrolio, è stata pronunciata lo scorso 14 febbraio. Anche se gli oltre otto milardi di dollari che l’azienda dovrà versare non riporteranno i morti in vita, non guariranno le persone che oggi lottano contro malattie come cancro e leucemie, non risaneranno l’ambiente irreparabilmente compromesso, il significato simbolico che una grande multinazionale venga riconosciuta colpevole di danni contro l’ambiente è sicuramente di grande impatto.

Gli abitanti della zona amazzonica nord orientale del paese, non lontano dalla frontiera colombiana che lottano da oltre 17 anni contro il gigante statunitense Texaco – oggi Chevron – si sono organizzati per chiedere giustizia per quello che viene considerato il peggiore disastro petrolifero della storia. I danni irreparabili che la compagnia statunitense ha portato nelle loro terre e nelle loro vite, durante gli oltre 25 anni in cui ha operato nel Paese sono enormi Politiche disumane che hanno contaminato terra, acqua e aria, portato malattie fino ad allora sconosciute che oggi colpiscono in queste zone in percentuali altissime, principalmente donne, anche se non compaiono in nessuna statistica. La compagnia è accusata di aver scaricato 464,8 milioni di barili (pari 16,27 milioni di litri) di acque contaminate da particelle di idrocarburi e metalli cancerogeni nei fiumi che attraversano le regioni di Sucumbios e Orellana, provocando – oltre a tutti gli altri danni – anche la contaminazione delle falde acquifere.

Due delle oltre quaranta etnie indigene presenti nella zona, sono completamente scomparse durante i primi cinque anni di attività estrattiva. Negli anni ’90 la compagnia simulò una bonifica dei territori, ma poi i supervisori Chevron vennero incriminati per falsificazione dei documenti che ne attestavano la bonifica. Tra le richieste della FEDAM anche l’installazione di un sistema sanitario che permetta di diagnosticare, curare e studiare i casi di cancro e un programma culturale che garantisca il recupero delle culture indigene.

(Fonte: unimondo.org)