blog di Antonio De Napoli

Letterina a Diego

In Senza categoria on 26 novembre 2020 at 12:44

Ciao Diego, non ci siamo mai conosciuti di persona, ma alla fine eri uno di famiglia. Perché ogni famiglia, chi più chi meno, ha i suoi problemi. Ha i suoi alti e bassi. E non mi vergogno a dirlo, anche i suoi problemi di dipendenza.

Stamattina ho fatto ascoltare ai miei figli una delle mie canzoni preferite (Rodrigo Bueno, “La mano de Dios”), il testo e la musica che meglio esprimono la tua storia. Ho detto che era morto un amico e ascoltavamo questa canzone per lui. Sara si è messa a fare delle giravolte, ballicchiando al ritmo del cuarteto argentino. Allegra.

Diego, forse inconsapevolmente, hai regalato a milioni di persone allegria.

Diego siempre serà la alegria de la gente, la alegria del pueblo.

“Di cosa è morto”, ha chiesto Giovanni. “Era malato al cuore”, ho risposto. Eri malato al cuore da quando sei nato, nel fango delle baracche in cui viveva la tua famiglia.

“Porque jugando pudiera, a su familia ayudar”

Eri malato da sempre, con un peso sul cuore più grande di te. Chi conosce la tua storia, sa che quel peso esiste da sempre, prima della maledizione bianca della tua vita.  Non è un alibi alla droga. Non potrà mai esserlo.

A distanza di decenni, persone che non ti hanno mai visto giocare dal vivo (sono fra questi), vivono del racconto di parenti, amici, si immedesimano nella tua storia. Non serve essere tifosi del “pallone”, o degli azzurri o de la albiceleste, per riconoscersi nella tua storia. O forse per non riconoscersi affatto. Perché anche chi guarda con freddezza alla tua morte (esistono anche loro a quanto pare) non può non riconoscerti che sei stato il simbolo di un riscatto. Il riscatto dei quartieri popolari, di tutti i sud del mondo. Perché le Falkland in fondo si chiameranno sempre Malvinas anche grazie alle tue polemiche. Perché per tutte le villas che esistono nel mondo e per tutti i napoletani che esistono nel mondo tu sei stato la volontà di riscatto degli ultimi. Non è esagerato affermarlo.

“Rint’ a l uocchie e sti uaglion’, che se scordano i problem, e se mettono a cantaà…

Qui su questa piazza virtuale già si stanno dividendo sul fatto se l’uomo Maradona può essere scisso dal genio calcistico, se devi essere considerato un eroe o un evasore fiscale (prof, vati corca) , un comunista che appoggiava la tortura a Cuba o la reincarnazione del Che, l’ultimo delle divinità o uno spavaldo amico della camorra. I fratelli Giuliano ti mandavano la macchina sotto casa e i loro uomini a suonarti il campanello. La camorra, come tutte le mafie, rimane una montagna di merda. Rimangono le foto dove ridi in mezzo a loro, sepolto vivo da un mondo che ti aveva schiacciato. Da una roba che in pochi avrebbero saputo controllare. Non è un alibi Diego, non potrà mai esserlo. Tu volevi solo giocare a pallone, Diego. E non hai saputo fare altro alla fine. Ma stai tranquillo, quello ci basterà per sempre. La rotondità del 10 è solo la tua, per sempre. Gli altri sono stati bravi a fare politica in FIFA. Tu hai sempre detto ciò che pensavi, troppo scomodo per durare nelle istituzioni.

Diego, tu sei il mio amico che ieri ha scritto “Maradona era meglio della figa”, sei la foto che mi è arrivata che riposto qui sotto. Sei il mio amico colombiano Pardo che ogni volta che mi incontrava mi chiedeva di cantargli “oh mamma mamma“… usciva pazzo, come direbbero giù da noi.

Tu sei una immagine vera di umanità. Non di Dio, lasciamolo stare dai. Alla fine non ci credevi nemmeno tu a questa stronzata, anche se ti è sempre piaciuta. Come tutti coloro che Dio ha donato di infinito talento, anche tu eri uno squilibrato. Non ti tagliavi l’orecchio e lo mandavi in una busta, ma hai fatto altro.

Diego, non sei l’esempio di uomo che indicherò ai miei figli. Ma sei, su questo puoi contarci sempre, una delle storie che gli racconterò la sera, dicendo che si può sbagliare e non dobbiamo giudicare. Alla fine è quelll che ci ha insegnato Gesù.

Mentre scrivo vedo le immagini della tua Argentina che passa a salutarti. Qualcuno lancia un cappello, qualcuno mostra un tatuaggio, molti piangono, qualcuno grida Diego. Pochissimi  omaggiano la tua famiglia seduta li accanto alla bara. Poveri loro, quante ne hai fatte passare.

Perché alla fine vengono per te , che eri uno di famiglia. Diego.

E se la tua famiglia di sangue rispetterà la tua volontà, scriveranno finalmente sulla tua lapide “Gracias a la pelota”.

Gracias a ti, Diego.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: