blog di Antonio De Napoli

Pasqua 2017

In nel mondo, non del mondo on 18 aprile 2017 at 15:07

Riprendo a scrivere su questo “blog” (ci vuole coraggio a chiamarlo blog, io ne ho!)  un pensiero che non mi abbandona da domenica mattina. Credo che la Pasqua riporti l’uomo su alcune domande niente male. O meglio: a me, questa Pasqua, ha riportato a tormentarmi su queste domande. Siamo pronti a morire per un’altro, che magari non conosciamo? Siamo pronti a perdonare anche chi ci ha tradito? Siamo pronti ad amare, a ricominciare, anche se attorno a noi c’è la disperazione e la delusione?

E come dice un amico: non c’è Croce, senza Resurrezione.

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#lamoscabianca in fila alle Poste

In blog on 28 agosto 2013 at 13:22

L’Italia è il paese in cui vorrei crescessero i miei figli. Ogni giorno mi interrogo su cosa posso fare per renderla più bella. Sentite qua.

Arrivo alle Poste di Via Marmorata alle ore 12.05 per il ritiro di una raccomandata, le Poste chiudono alle 13.00. Prendo il biglietto A25, sul display c’è scritto 178, ho dunque 46 persone davanti. Passo i miei 40 minuti di attesa a spiegare a quasi tutti quelli che entrano come va letto il loro numero, per molti non era così intuitivo. A me le Poste piacciono: sono un luogo romantico dove incontri bambini, anziani, studenti, italiani di seconda generazione ancora inesperti di “pratiche postali”. A me piace aspettare, osservando.  Oggi in particolare c’era una bimba biondissima molto orgogliosa di aiutare sua mamma alla posta e una signora che cercava di parlare con tutti quelli che aveva vicino a tutti i costi, forse perchè la solitudine le fa più male di quanto i suoi vestiti possano rivelare.

Le 4 signore al desk delle raccomandate sono efficienti. Altro che “fannulloni” brunettiani. Non sempre è stato così nelle mie avventure postali, anzi. Aspetto, osservo. Stacco anche il cel, lo faccio spesso ultimamente per godermi ciò che ho intorno. Del resto, Bukowski lo diceva che “Lo spettacolo più bello al mondo è la gente. Ed è gratis”.

Ad un certo punto sento una delle signore del desk che chiede la visura camerale. Tremo. Mi rivolgo istintivamente alla ragazza vicino a me, bionda, capello corto, con una cartellina della sua società in mano. “Ma che chiedono la visura se sei delegato??” “Lascia perdere ieri ho fatto più di un’ora di fila e non avevo la visura, come se andassi a rubare la posta al mio capo!”. Cerco una strategia di uscita da questa potenziale crisi umanitaria, decido di puntare tutto sulla mia faccia da culo, a volte funziona.

Arriva il mio turno. La signora chiama il mio numero. Sulla 60ina scarsa, bella paffuta, occhiale premontato e catenella per appoggiarlo al petto rigoglioso. Fa un cenno con educazione e ricambio con il mio splendido sorriso.

Presento documento del delegante, la mia patente, l’avviso di raccomandata debitamente compilato e dichiarazione firmata del deleganti. Mi sono portato dietro anche un timbro, non si sa mai. Inizia la nostra conversazione, cordiale, sorridente:

” Questa è una srl, serve anche la visura”

“Signora guardi ho il documento del presidente della società, il suo documento di identità, il timbro della società, una sua dichiarazione firmata. Onestamente non ho la visura ma  è tutto a posto”.

” SI ma guardi serve la visura, il timbro può averlo anche rubato paradossalmente…”

“Anche la raccomandata posso averla rubata se è per questo mi scusi…”

“Ci sono delle procedure…”

“SIgnora io ho fatto una ora e mezzo di fila (mentendo spudoratamente, ndr)…il rappresentante legale è mio padre, è tutto a posto… sono anche io amministratore”

“La signora si illumina. se è lei è amministratore compili il modulo di autocertificazione”

(Il modulo lo avrebbe potuto compilare qualsiasi persona in buona – come nel mio caso- o in cattiva fede, dichiarando il vero o il falso, ndr)

Mentre compilo il modulo velocemente, sentendo il fiato sul collo delle altre persone nella sala che guardano l’orologio (lo stesso fiato del sottoscritto fino a pochi minuti prima), dico alla signora “SIgnora, senza polemica, ma perchè non fate 4 righe su un A4 da mettere sulla porta insieme agli orari di apertura della posta, così se uno non ha la visura nella mezzora di attesa se la fa mandare, avvisa qualcuno, insomma è un servizio in più che rendete”

“Ma guardi noi possiamo fare tutti gli avvisi che vogliamo, ma tanto nessuno se li l-e-g-g-e ! che ce vole fa…”

“Signora io e quell’altra ragazza in fondo lo avremmo letto e ci avrebbe aiutato”

“Eh.. ma lei è una mosca bianca…la gente non li legge i cartelli-i-i “.

Il mio ego si ingrassa (oltre i due/tre kg standard che devo smaltire) per essersi beccato questo pseudo-complimento insettivoro.

 

Ora io penso che questa mattina mi abbia insegnato alcune cose:

a) le 4 signore al desk erano veloci ed efficienti, quindi viva le persone che lavorano e abbasso gli stereotipi

b) la prossima volta vado alla posta con la visura camerale per essere più veloce, mi è andata di lusso

c) quella poveretta vicino a me il giorno prima non aveva cercato nessun espediente italico per farsi dare la raccomandata, onore a lei. io mi sarei venduto l’anima per dare senso a quell’ora scarsa di fila

d) non so se sono una mosca bianca, ma la signora era rassegnata quando parlava dell’inutilità di cartelli. Non aveva minimamente la convinzione che il suo lavoro potesse facilitare o meno la vita – o la giornata- di un’altra persona. Quella signora non credo amasse il suo lavoro, altrimenti avrebbe accettato un banale suggerimento

e) sono curioso di sapere quanti in fila hanno fatto la stessa proposta per facilitare la vita dei loro simili

f) più tardi scrivo alle Poste per dire di mettere un cartello all’ufficio raccomandate con i documenti necessari per i delegati

g) se tutti noi pensassimo alla “fila alle Poste” come un luogo per poter cambiare la nostra bella Italia, l’Italia cambierebbe davvero

h) basta poco per cambiare la testa della gente, basta volerlo

i) chi si lamenta senza far nulla per cambiare la situazione, è la parte inutile della filaa A noi servono le mosche, che sotto l’impermeabile nero, hanno un vestito bianco.

A voi invece cosa ha insegnato? twittatelo con #lamoscabianca

Il post è dedicato a tutte le persone che quando sono in fila alle Poste o all’ACEA pensano a fare la rivoluzione.

#iovoto

In blog, nel mondo on 24 febbraio 2013 at 11:49

Io voto. Convinto che il voto è una arma fondamentale. E sono pronto a raggiungere a casa chi non lo fa per convincerlo che il parlamento è lo specchio del Paese.

Venerdì sera sono stato a cena dai genitori della mia ragazza. Succulento pollo al miele e limone, riso, purè di patate, insalata. E anche una ottima torta fragoline e crema mascarpone. Bella serata, come sempre abbiamo parlato di tutto, Colombia, lavoro, politica, vita quotidiana, personaggi comici e straordinari. Sullo sfondo avevamo qualche immagine di Piazza San Giovanni. Da appassionato di storie, strade e comportamenti umani, ho fatto più di un pensiero su quella piazza: non nego che se non avesse piovuto sarei andato ad osservare, a capire cosa spinge realmente a votare Grillo.

Però (chiedo scusa a Claudia e Gianluca) venerdì sera avrei voluto essere altrove. All’angolo di una strada con un volantino; ad aspettare “la punta” con i miei amici per andare insieme alla chiusura di una campagna elettorale; avrei voluto spellarmi le mani per gli ultimi discorsi prima del silenzio, abbracciarmi con lo sconosciuto accanto a me “dai alla grande”.  Avrei voluto chiamare orgogliosamente e compulsivamente la mia rubrica e dirgli “Stavolta fai così, è importante, è questa la strada”. O sentire mia nonna e tutto il parentado “Non fate cazzate, votate così, la croce va lì, occhio al colore della scheda”.

Avrei voluto. Pazienza.

Voterò e aspetto tempi migliori.

Non è un post triste. Scoppio di voglia di vivere e di cambiare il mio Paese. Ma soprattutto vorrei far capire a chi mi sta vicino che la Politica è una cosa bella. Una delle cose più belle che c’è. E l’Uomo è naturalmente attratto dal Bello.

PS con queste mie righe la rete si arricchisce dell’ennesimo post sul voto sull’ennesimo (sfigato) blog alimentato una volta ogni dimissioni di papa. Ma sentivo un disperato bisogno di scriverlo.